Rosa Maria (Rosina) Rossi Lama
Rosina Lama nasce a Rodi Fiesso (Canton Ticino, Svizzera) il 15 gennaio1927 da Mario Isidoro (Teodoro) Lama e Maria Pierina Sabbioni.
Il nonno paterno Giovanni arriva in Ticino, proveniente da Aviano del Friuli tra il 1870 e il 1880, per lavorare alla costruzione della galleria ferroviaria del San Gottardo; rimane poi a Polmengo (Ticino) e diviene casellante sino al 1902, anno della sua morte.
Il padre Mario, dopo un periodo di emigrazione in Francia – in cui matura un orientamento anarchico – lavora come muratore. Muore il 12 marzo 1934. La madre Pierina, originaria di Brusino Arsizio, è sarta di professione. Muore il 25 gennaio 1957.
Il fratello Giovanni, di due anni più giovane, emigra a Basilea dove lavora come operaio; muore il 18 agosto 1995. Alla morte del padre Rosina viene accolta a Paradiso (Lugano) nella bella casa sul lago della famiglia dello zio materno, Francesco Sabbioni, attivo liberale. Il cugino di Rosina, Eugenio (detto “Cheti”), è un fervente socialista. A Paradiso cresce circondata da grande affetto anche da parte delle cugine adulte e frequenta le scuole.
Tra il 1941 e il 1944 passa un periodo nella Svizzera tedesca presso una coppia di insegnanti per apprendere la lingua, altri sei mesi li trascorre nella Svizzera romanda per imparare il francese.
Tornata a casa dagli zii a Paradiso lavora come commessa sui camion della cooperativa Migros, che percorrono i paesi del Ticino per vendere generi alimentari: quest’attività le offre molte occasioni di contatti sociali.
Nel 1944 aderisce alla Gioventù socialista svizzera. Nello stesso anno, alla fine di agosto, partecipa alla fondazione dei Falchi Rossi in Ticino. I Falchi Rossi erano un movimento internazionale per bambini e ragazzi, nato a Vienna nei quartieri operai, che aveva come attività principali le gite in montagna, i campeggi, i giochi, la musica, il teatro. Si trattava di uno scoutismo a connotazione socialista.
Nel Canton Ticino i Falchi Rossi rappresentavano il tentativo più strutturato, dal profilo ideologico
e organizzativo, di raggruppare la gioventù in un’associazione del movimento sindacale e socialista ticinese, sul modello dello scoutismo laico o cattolico. Il numero speciale di Libera Stampa del 1° maggio 1945 dedica un articolo al movimento, cogliendo l’occasione per riaffermare i valori e i caratteri che si volevano trasmettere ai giovani: “robustezza, vigore, agilità fisica, educazione al dovere, alla bontà, alla bellezza, miglioramento delle conoscenze, abitudine all’ordine e alla pulizia; un indirizzo simile al movimento scoutistico ‘borghese’, cui si aggiunge l’impegno per lo sviluppo dell’ideale socialista”.
Al campeggio internazionale dei Falchi Rossi del 1947, a Nidau, Rosina viene a contatto con ragazzi provenienti da paesi europei che avevano vissuto la guerra: Francia, Inghilterra, Austria, Olanda (cfr. AA.VV., Befana Rossa, ed. Fondazione Pellegrini Canevascini, Bellinzona 2005).
Per conto del Soccorso operaio svizzero (organizzazione di assistenza, fondata Partito socialista svizzero) nello stesso anno si reca a Rimini con l’esponente socialista Domenico Visani, allo scopo di organizzare aiuti umanitari nella città distrutta dalla guerra. Qui conosce Margherita Zoebeli, che sarà per anni l’instancabile direttrice e animatrice del CEIS (Centro educativo italo-svizzero) di Rimini, e con la quale Rosina conserverà rapporti di amicizia e collaborazione negli anni del Villaggio “Cagnola”.
Nel 1947 è cofondatrice dell’Unione Donne Socialiste Ticinesi, associazione che raccoglie un centinaio di simpatizzanti in un primo convegno, tenutosi al Monte Ceneri, per poi costituirsi ufficialmente nel dicembre dello stesso anno, dandosi un Comitato cantonale di cui fanno parte Sonia Guidini, Carla Rezzonico, Leda Visani, Niny Viviani e Rosina Lama.(cfr. AA.VV., Socialisti da cent’anni, ed. Fondazione Pellegrini Canevascini, Bellinzona 2000). A periodi, fra il 1945 e il ’49, Rosina svolge pure l’attività di correttrice di bozze presso la tipografia del quotidiano socialista ticinese “Libera Stampa”.
Nello stesso periodo Rosina Lama fa parte anche dell’associazione “Amici della Natura”. In quegli anni conosce personalmente Piero Pellegrini e Guglielmo Canevascini. Con la famiglia Pellegrini – soprattutto con la moglie Alba – s’instaura una stretta amicizia, attraverso la frequentazione della loro casa vicina a Bioggio, che ospitava durante la guerra anche antifascisti italiani rifugiati in Svizzera. Per Rosina, Alba e Piero Pellegrini sono guida e riferimento per molti anni.
Su consiglio di Margherita Zoebeli e appoggiata da Domenico Visani, allora deputato socialista in Gran Consiglio (il parlamento cantonale ticinese), dall’inizio di marzo alla fine di settembre del 1950, Rosina Lama frequenta a Milano il Corso sperimentale per la formazione di educatori, organizzato dalla Società Umanitaria. Di carattere residenziale, molto intenso e impegnativo, il prende avvio con il contributo finanziario svizzero. In quei mesi Rosina alloggia presso il Convitto Rinascita di Milano. Durante il corso, svolge periodi di stage al Villaggio “Pestalozzi” di Trogen, presso un Istituto della Croce rossa svizzera a Genova. Dopo il corso Rosina resta al convitto, dove svolge attività educative e, un giorno la settimana, si occupa degli allievi della scuola ebraica di Milano.
Al Convitto Rinascita conosce Sergio Rossi di cui diventerà compagna, si sposeranno nel 1951 e dalla loro unione nasceranno quattro figli: Sonia nel 1951, Marco nel 1954, Luca nel 1957 e Giorgio nel 1960. Terminato il corso per educatori, si occupa del tempo libero degli allievi della scuola media del Convitto Rinascita. Nel 1952 si trasferisce con Sergio al Villaggio “Sandro Cagnola” alla Rasa di Varese.
Oltre al lavoro impegnativo che deve affrontare al Villaggio, Rosina (iscrittasi al PCI nel ‘55) è attiva nell’Unione donne italiane; collabora sia a “Noi Donne”, il giornale dell’UDI, sia a “il Giornale dei Genitori” diretto da Ada Marchesini Gobetti.
Ad un anno dalla morte di Sergio, nell’ottobre 1962, il direttore dell’Ospedale psichiatrico cantonale di Mendrisio, Giuseppe Bosia, che già conosce Rosina, la invita a tornare nel Canton Ticino per lavorare, come capo-casa ed economa, presso il nascente Centro di osservazione medico-psico-pedagogico (allora situato alla Brusata di Novazzano, in seguito trasferitosi a Stabio) che si occupa di bambini con difficoltà comportamentali, dove rimane fino al pensionamento nel 1989.
Dopo il suo rientro in Svizzera e, riacquistata la cittadinanza elvetica nel 1964, si impegna di nuovo politicamente nelle organizzazioni di sinistra. Partecipa alla lotta per il diritto di voto alle donne. Per tre legislature è eletta in Consiglio comunale a Stabio.
Terminata la sua attività lavorativa, s’iscrive all’Associazione ticinese della terza età (ATTE). Segue diversi corsi organizzati dall’’Università della Terza Età (UNI 3).
Rosina Rossi Lama muore il 22 maggio 2017.
Scritti, conferenze e testimonianze
Rosina Rossi, dopo il pensionamento, continua a occuparsi di attività culturali e politiche. Organizza e partecipa a diversi convegni sull’esperienza educativa del Villaggio Scuola “Sandro Cagnola”. Inoltre offre la sua testimonianza a ricerche e tesi di alcuni studenti. In particolare: Graziella Cavallero, I Convitti scuola della Rinascita, Università degli studi di Torino, Facoltà di Magistero, a.a. 1973-1974; Vanessa Niri, “Con ostinato rigore”: i Convitti-scuola della Rinascita, Università degli studi di Genova, Facoltà di scienze della formazione, a.a. 2003-2004; Monica Ropa, I complessi architettonici del Villaggio Cagnola e della fornace da calce alla Rasa di Varese, Università degli Studi di Parma, Facoltà di lettere e filosofia, anno accademico 2004-2005.
Collabora a una ricerca sulle persone anziane, pubblicata in Atti del terzo congresso ATTE, 3-4-5 ott. 1994, Associazione ticinese Terza Età, 1994, edita anche nel volume Anziani in Svizzera. Bilancio e prospettive, Rapporto della commissione federale, Berna 1995.
Nel 1996 partecipa alla ricerca Solitudine no… ma tristezza. Vissuti ed esperienze raccontate da un gruppo di vedove, Documenti ATTE, n. 2, giugno 1996.
Nel febbraio 2001 viene intervistata dallo storico Manolo Pellegrini nell’ambito di una ricerca voluta dall’ufficio Federale della Cultura. Questa intervista è stata inserita nell’esposizione nazionale “L’Histoire c’est moi“, portata in varie città della Svizzera.
Partecipa per due volte, nel 2002 e nel 2004, al “Festival della narrazione di Arzo” nella sezione “Racconti di qui e d’altrove” (Corteggiamenti-memorie-parole-racconti di qui e d’altrove, edito con il contributo dell’Associazione Cultura Popolare, dei Giullari di Gulliver e della Bibbia dei Semplici, 2005).
Una testimonianza di Rosina Rossi è pubblicata nel volume La Befana Rossa. Memoria, sociabilità e tempo libero nel movimento operaio ticinese, Ed. Fondazione Pellegrini-Canevascini, Bellinzona 2005.
A Bellinzona, con lo scrittore Alberto Nessi, Rosina Rossi partecipa alla serata “Liberare il tempo”, in qualità di testimone del periodo della mobilitazione, sul tema delle fonti orali quale materiale letterario, esperienze di vita e riflessione sui ricordi. La serata è organizzata dall’Archivio di Stato e dalla Biblioteca cantonale di Bellinzona, nell’ambito dell’iniziativa “L’histoire c’est moi”.
Intervistata a sua volta a più riprese, la sua vita e le sue esperienze sono documentate su riviste e pubblicazioni diverse:
- L’11 e il 12 ottobre 1980 si tiene un convegno degli ex cittadini del Villaggio ”Sandro Cagnola” alla Rasa. La relazione introduttiva, con proiezione di diapositive, è tenuta da Rosina Rossi.
- Rosina Rossi, “Un’efficace esperimento pedagogico ispirato ai Convitti della Rinascita. Il Villaggio ‘Sandro Cagnola’ alla Rasa di Varese”, pubblicato nel volume A scuola come in fabbrica, l’esperienza dei Convitti scuola della Rinascita, Vangelista, Milano 1979, testo ripreso anche su “Verifiche – Mensile dell’Associazione cantonale docenti socialisti”, n. 2, feb. 1979.
Il 5 dicembre 1987 è inaugurata presso il Liceo di Lugano una mostra allestita per il cinquantesimo della fondazione della Centrale sanitaria svizzera, con diversi pannelli riguardanti la storia del Villaggio “Sandro Cagnola” alla Rasa di Varese. In tale occasione Rosina Rossi tiene un discorso rievocativo.
- Relazione al Convegno “Il sapere per la società civile”, Il Villaggio “Sandro Cagnola” della rasa di Varese dal 1952 al 1962, pubblicata in Il sapere per la società civile. Le Università popolari nella storia d’Italia. Atti del Convegno di Varese 14-15-16 maggio 1992, a cura di Fabio Minazzi, coll. “Quaderni d’archivio”, Ed. Università Popolare di Varese, Varese 1994, pp. 415-419.
- La scuola laica e democratica dei Convitti della Rinascita nell’Italia del dopoguerra e l’esperienza del “Villaggio Cagnola” alla Rasa di Varese (1952 – 1963) nel ricordo e nella ricostruzione storica di una protagonista di quella stagione di ideali e di generosità, Rosina Rossi, in “Il Quaderno Montessori”, n. 37, 1993, pp. 75-90.
- I Convitti della Rinascita e il Villaggio Sandro Cagnola di Rasa, in “Verifiche” (periodico di cultura e di politica dell’educazione, edito in Canton Ticino), n. 7-8, set. 1993.
- Carissima Alba, in “Terza Età. Rivista bimestrale ATTE – Associazione Ticinese Terza Età”, a. XX, n. 2, apr. 2002 (articolo in memoria di Alba Pellegrini).
- A scuola con i partigiani. L’incredibile esperienza del Villaggio Rasa a Varese raccontata dalla protagonista Rosina Rossi, in “Area”, 27 mag. 2005.
- Una esperienza educativa democratica e laica negli anni cinquanta, relazione al convegno di Varese del 28 maggio 2005, organizzato dalla famiglia Rossi in collaborazione con l’ANPI provinciale di Varese, l’Istituto Storico “Luigi Ambrosoli”, l’Associazione culturale Elvira Berrini Pajetta e il Comitato ex cittadini del Villaggio scuola della Rasa. Gli atti sono ora pubblicati nel volume Educazione laica negli anni cinquanta. Il Villaggio “Sandro Cagnola” alla Rasa di Varese, Edizioni Arterigere, Varese 2010
- “Facevo attività politica con i socialisti. Per mia fortuna ho avuto grandi maestri come Piero Pellegrini, Eros Bellinelli, Ezio Canonica”, in “La Rivista del Mendrisiotto”, feb. 2006.
- Alessandro Zanoli, Imparare per ricostruire. Un originale progetto pedagogico del passato nella testimonianza di Rosina Rossi Lama di Stabio, in “Azione”, 12 set. 2006.
- “Verso la vita”, un’esperienza educativa democratica e laica Villaggio Scuola Sandro Cagnola, Conferenza (con proiezione di immagini) del 13 dicembre 2006, organizzata dai gruppi del Partito socialista ticinese di Ligornetto, Stabio e Mendrisio, presso Casa Pessina a Ligornetto.
- Conferenza (con proiezione di immagini sul Villaggio) presso “Filmstudio ’90”, Varese, 25 gennaio 2007. Serata dedicata alla “Giornata della memoria”.
- Lucia Morello, Rosina Rossi, una vita, una storia, in “Ticino 7” n. 11, 17 mar. 2007.
- Documentario della TSI 1 (Televisione della Svizzera italiana) 24 marzo 2007, della serie “Buonasera”, dedicato a Rosina Rossi e al Villaggio “Cagnola”, regia di Bruno Bergomi e Enzo Ferrari. Durata: 18’38’’.
- Dalle brigate partigiane ai banchi di scuola. La Rasa di Varese,1947-1963, Testimonianza al convegno del 5 maggio 2007, organizzato dalla Scuola media di Cardano al Campo (Italia).
- La memoria un patrimonio attuale, Relazione alla serata 2 aprile 2008, organizzata dal gruppo socialista Sonvico-Dino. Con proiezione del documentario di Bruno Bergomi e Enzo Ferrari del 24 marzo 2007.
- Il 19 giugno 2008, all’esperienza del Villaggio “Cagnola” è stata dedicata la trasmissione televisiva di Rete 55 (Varese, Italia) nella serie “Vediamoci chiaro”. Sono intervenuti: Rosina Rossi, Pinuccio Viganò (ex cittadino del Villaggio) Giulio Rossini (responsabile di Filmstudio ’90). Conduttore: Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55.
- Il 23 giugno 2010 interviene all’inaugurazione della Villa “Cagnola” restaurata dal Parco regionale Campo dei Fiori.
- Pubblicazione dell’articolo-intervista Il Villaggio-scuola a Rasa di Varese, di Rosina Rossi – incontro con Grazia Honegger Fresco, in “Gli asini. Educazione e intervento sociale”, a. I, n. 5-6, giu. 2011, pp. 60-70.
- Nel 2015 Renato Simoni prepara la scheda su Rosina Rossi Lama che viene pubblicata sul sito dell’Archivio delle donne Ticino.
Altre occasioni in cui è stata rievocata l’esperienza del Villaggio “Sandro Cagnola” sono segnalate in approfondimenti.